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La mia ordinazione Diaconale

La mia ordinazione Diaconale - FRATERNITA' MISSIONARIA OPAM
Le riflessioni di  Georges Ndayisenga, della Diocesi di Bururi (Burundi) e amico della Fraternità Missionaria Opam.

George proviene della Diocesi di Bururi, in Burundi. Con lui sono stati ordinati Diaconi 27 seminaristi del Pontificio Collegio Urbaniano, provenienti da 12 Paesi di 5 Continenti. La celebrazione è stata presieduta da S.E. Mons. Hon Tai-Fai Segretario della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. A George e a tutti l'augurio che il Signore li aiuti a custodire nella Verità la generosità di questo primo sì.
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Era un sabato, un “santo” sabato. Ma prima del sabato devo parlare anche del venerdì “santo”. Ho vissuto un venerdì “santo” perché il Signore mi ha scosso un po’. Dalla mattina di venerdì, ho passato tutta la giornata in uno stato strano. Mi sentivo debole, senza forza e tanti mi davano già gli auguri, ma questi auguri non facevano che farmi sentire il peso della mia insicurezza e fragilità. È stata una giornata di  silenzio, un silenzio soprattutto interiore, ma anche in qualche modo esteriore perché quel venerdì, non c’è stata neanche una telefonata (né entrata, né uscita). Infatti, Giovedì sera, qualcuno mi aveva detto al telefono: “Guarda Georges, da oggi non ti telefono fino a sabato, perché hai bisogno di rimanere con Dio solo, anzi il Signore ha bisogno di te tutto il giorno di venerdì”. Ed è stato così perché, stranamente, nessuno mi telefona venerdì, neanche io ho voglia di telefonare. Mi sento strano (e qualcuno riesce a vederlo): non è paura, mi sento stanco, sembra che abbia fatto 10 km a piedi. Gesù mi ha portato con sé nel deserto solo che non mi ha lasciato cadere nella tentazione. Non sono stato tentato ma ho sentito che non avevo forze. Forse Dio voleva dirmi che Lui solo deve essere la mia forza . Pomeriggio, sono andato alla Basilica di San Pietro (dove, dovevo essere ordinato il giorno seguente), un'ora di meditazione e poi la confessione. La giornata è finita così. Qualcuno mi dirà, dopo l’ordinazione, che quel venerdì doveva essere così, un venerdì “santo”, in vista del Sabato“santo”.

Il 14 maggio  2011 è stato un giorno indimenticabile perché è il giorno in cui ho detto un “Si” al Signore che doveva dare alla mia vita una direzione ormai definitiva: essere al servizio del Signore nella sua chiesa nel sacramento dell’ordine. Certo che nella mia vita ho detto tanti si al Signore (anche tantissimi no, purtroppo), ma questa volta non è un Si come gli altri, è un si frutto di una lunga maturazione da quando sono entrato in seminario.

Era un sabato, un sabato “santo”. Tutto è pronto alle h. 16.00 nella Basilica Vaticana e siamo 27 giovani pronti all’ordine sacro. Prima di essere ordinato diaconi, noi tutti  candidati, abbiamo risposto a tante domande che il Vescovo, a nome della chiesa, ci poneva ma ciascuno rispondeva per conto “suo”, mettendo in gioco il proprio IO, parlando in prima persona, ed è giusto così:  è l’impegno a vivere i consigli evangelici in modo radicale e definitivo ed essere testimone fedele. Le risposte  che ho dato, non le avevo prima di entrare in seminario, né le ho avute soltanto la mattina del 14 maggio 2011, ma sono state frutto di un lungo cammino di formazione, soprattutto in seminario, tra chiarezza e mistero. Il diacono  è colui che, fortificato dal dono dello Spirito Santo, aiuta il vescovo e il suo presbiterio nel ministero della Parola, dell’altare e della Carità, mettendosi al servizio di tutti i fratelli. Il momento più commovente è stato l’invocazione dei santi (che purtroppo  mi è sembrato molto ridotto. Volevo che si continuasse a invocare questa moltitudine di testimoni che ci accompagnano  e ci accompagneranno nel nostro ministero.). Una cosa ho chiesto al Signore in quel momento: darmi il dono dell'’Amore perché non si può servire colui che non si ama e non è un servizio ciò che si fa senza Amore: amare tutti  come Dio li ama e solo così si può servirli secondo il cuore di Dio. La messa dura quasi 3 ore, tra liturgia piena di riti molto significativi, canti interculturali e una basilica piena di gente venuta a sostenerci. Dopo la messa, andiamo a visitare il Beato Giovanni Paolo II, il grande missionario e amico dei giovani. Anche noi siamo giovani e siamo ordinati per la missione. Per questo, dobbiamo sentirci amici di chi è già in cielo da dove ci incoraggia.  Ringrazio prima di tutto Dio che mi ha dato la vita e mi ha chiamato, malgrado la mia indegnità,  per servirlo nella sua chiesa. Ringrazio i miei genitori che, in Burundi, hanno partecipato, a modo loro, alla mia gioia: mi hanno fatto crescere nello spirito cristiano e mi hanno sempre sostenuto nel mio cammino vocazionale. Ringrazio tutte le persone che ho incontrato nel mio cammino vocazionale, sacerdoti (formatori e no), religiosi, religiose e laici, la cui amicizia e fraternità mi  hanno fatto crescere, mi hanno dato coraggio e, sicuramente, hanno contribuito al solenne Si che ho pronunciato il 14 maggio 2011 nella Basilica Vaticana. E la vostra presenza nella Basilica  mi rallegra, continua a darmi forza ed è motivo di ringraziamento. Pregate per me!!

Grazie a tutti.
George

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