Don Carlo Muratore, sacerdote fidei donum della diocesi di Alba, durante la sua attività missionaria in Venezuela, si era reso conto di quanto l'istruzione fosse indispensabile, sia per l'evangelizzazione che per un duraturo sviluppo delle popolazioni dei Paesi più poveri. Per questo al suo ritono in Italia fondò l'OPAM.
Sostituire il concetto di carità come elemosina di beni essenziali, con l'offerta di uno strumento come è l'alfabetizzazione, capace di rendere la persona autonoma e protagonista del futuro del proprio Paese, non è stato compito facile per Don Carlo.
Ma a 37 anni da quella sua intuizione profetica, ci rendiamo conto, vedendo il fiorire di Associazioni che si fanno promotrici di progetti di alfabetizzazione in ogni angolo del mondo, che la perseveranza di Don Carlo nel realizzare questa missione importantissima è stata abbondantemente ricompensata, anche se difficilmente qualcuno potrà attribuire a Don Carlo e all'OPAM il merito di aver aperto una pista nuova, nella foresta dell'aiuto umanitario e della solidarietà. Ma questo mancato riconoscimento non può che onorare la memoria di chi aveva fatto del proprio servizio l'immagine della gratuità dell'Amore di Dio.
L'appoggio di Paolo VI, attraverso la sua amicizia e le affermazioni sull'importanza dell'educazione espresse nella sua enciclica Popolorum Progressio, il successivo incoraggiamento di Giovanni Paolo II, l'amicizia e il sostegno del Cardinal Pironio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, l'appoggio del Card. Gantin e di molti Vescovi e missionari, la preghiera di amici e benefattori, l'offerta delle sofferenze di tanti anziani e malati sono stati fondamentali per superare i momenti di difficoltà, di dubbio, di stanchezza.
Ma dopo qualche tempo dalla nascita dell'OPAM, don Carlo avvertiva che, sebbene l'essere passati dal dare "cose" al dare gli strumenti necessari perché ad ogni uomo venisse garantita la propria dignità fosse un passo importante, tuttavia mancava qualcosa.
Voleva che l'OPAM divenisse qualcosa di più di una macchina efficiente e trasparente per gestire fondi realizzando progetti. La stessa promozione dell'alfabetizzazione staccata da una visione cristiana dell'uomo, rischiava di condurre a fondamentalismi e a modelli di falso sviluppo in grado di rendere l'uomo eternamente schiavo di ideologie e di sistemi.
Inoltre desiderava che i missionari potessero trovare nell'OPAM un sostegno prezioso per vivere il proprio sacerdozio, la propria vita religiosa, e per i laici e volontari vivere in pienezza il mandato missionario insito nel proprio battesimo.
Desiderava creare nell'OPAM un ambiente idoneo per confrontare i problemi legati all'attività missionaria che ciascuno svolgeva sia nei Paesi in Via di Sviluppo che nei paesi del Nord del Mondo.
Voleva che i benefattori non fossero solo persone generose e altruiste, ma cuori capaci di amare, e di riconoscere che una sola fame accomuna nord e sud del mondo ed è la fame dell'Amore di Dio.
E' nata così l'idea di una casa OPAM, dove Don Carlo potesse vivere con altri sacerdoti e con laici e svolgere un servizio di accoglienza dei missionari di passaggio per fermarsi a pregare insieme a riflettere e a progettare la costruzione di ponti d'amore.
La casa fu avviata, ma Don Carlo si ammalò gravemente prima ancora che potesse realizzare il suo sogno, che rimase però nel suo cuore fino all'ultimo.
Per la sua "baracca" (così chiamava l'OPAM) Don Carlo ha offerto dall'altare del suo letto la sua Messa quotidiana e il suo sacerdozio.