Don Ildhefonse è uno dei sopravvissuti alla strage del 30 aprile 1997 nella quale persero la vita 40 ragazzi del Seminario Minore di Buta in Burundi
"Noi seminaristi eravamo sia di etnia Hutu che Tutsi ma questo non aveva alcuna importanza per noi; eravamo amici e questo solo contava. Stavamo ancora dormendo quando alle 5,30 i ribelli sono entrati nel nostro dormitorio. Erano tanti e armati fino ai denti. Hanno sparato quattro colpi in aria per svegliarci e ci hanno ordinato di dividerci: i tutsi da una parte gli hutu dall'altra. Ma non non abbiamo ubbidito. E cosi' hanno cominciato ad uccidere i primi. E visto che nessuno continuava a muoversi dal suo posto hanno continuato.
Hanno colpito anche me che sono rimasto a terra con la gamba ferita. Mi sono finto morto mentre giacevo nel sangue dei miei compagni. Sono rimasto lì sei ore. I ribelli sono rientrati in questo tempo ben tre volte nella stanza per verificare che fossimo tutti morti davvero.
Non dimenticherò mai quello che è accaduto: i miei compagni erano morti pronunciando parole di perdono per i nostri aguzzini. Avevamo da poco partecipato ad un ritiro per la Pasqua dal quale eravamo tutti tornati con una forza grande e il desiderio di ricevere l'ordinazione al più presto.
Ci sembrava di aver conosciuto il Signore in un'intimità profonda...quasi ci avesse voluto preparare e dare forza per quello che sarebbe accaduto pochi giorni dopo.
I ribelli avrebbero voluto uccidere solo quelli di un etnia: noi abbiamo deciso di restare insieme. Questo ha scatenato la loro furia e hanno cominciato a colpirci con il fucile e machede. Ho sentito i miei compagni morire cantando lodi al Signore e dicendo: “Perdona loro Signore, perché non sanno quello che fanno”. Altri ancora, anziché tentare di salvarsi, cercarono di aiutare i fratelli agonizzanti, sapendo bene che in tal modo li avrebbe attesi la medesima sorte. Eppure in quel mare di sangue c'era Pace, una Pace una serenità grande in mezzo a tanto orrore.
Il 2 maggio 1998 il vescovo di Bururi consacrò una chiesa alla loro memoria .
Da quel giorno il santuario è luogo di pellegrinaggio in cui i burundesi vengono a pregare per la riconciliazione, per la pace, la conversione e la speranza universali. "
So che i miei amici sono tutti in Cielo e che la loro morte è servita a riportare la gente del mio paese alla ragione. La gente era impazzita c'erano padri che uccidevano i figli, le mogli, i vicini...
Ora sono prete e lo sono anche per loro e continuo a dare la mia testimonianza di Fratellanza (Umuvakano nella mia lingua) soprattutto ai giovani perchè l'amore che abbiamo vissuto possa trasfondersi nela vita di tanti."
Guarda il video sul seminario
Guarda Il Video con Testimonianza di p. Pasteur e p. Ildephonso
"Noi seminaristi eravamo sia di etnia Hutu che Tutsi ma questo non aveva alcuna importanza per noi; eravamo amici e questo solo contava. Stavamo ancora dormendo quando alle 5,30 i ribelli sono entrati nel nostro dormitorio. Erano tanti e armati fino ai denti. Hanno sparato quattro colpi in aria per svegliarci e ci hanno ordinato di dividerci: i tutsi da una parte gli hutu dall'altra. Ma non non abbiamo ubbidito. E cosi' hanno cominciato ad uccidere i primi. E visto che nessuno continuava a muoversi dal suo posto hanno continuato.
Hanno colpito anche me che sono rimasto a terra con la gamba ferita. Mi sono finto morto mentre giacevo nel sangue dei miei compagni. Sono rimasto lì sei ore. I ribelli sono rientrati in questo tempo ben tre volte nella stanza per verificare che fossimo tutti morti davvero.
Non dimenticherò mai quello che è accaduto: i miei compagni erano morti pronunciando parole di perdono per i nostri aguzzini. Avevamo da poco partecipato ad un ritiro per la Pasqua dal quale eravamo tutti tornati con una forza grande e il desiderio di ricevere l'ordinazione al più presto.
Ci sembrava di aver conosciuto il Signore in un'intimità profonda...quasi ci avesse voluto preparare e dare forza per quello che sarebbe accaduto pochi giorni dopo.
I ribelli avrebbero voluto uccidere solo quelli di un etnia: noi abbiamo deciso di restare insieme. Questo ha scatenato la loro furia e hanno cominciato a colpirci con il fucile e machede. Ho sentito i miei compagni morire cantando lodi al Signore e dicendo: “Perdona loro Signore, perché non sanno quello che fanno”. Altri ancora, anziché tentare di salvarsi, cercarono di aiutare i fratelli agonizzanti, sapendo bene che in tal modo li avrebbe attesi la medesima sorte. Eppure in quel mare di sangue c'era Pace, una Pace una serenità grande in mezzo a tanto orrore.
Il 2 maggio 1998 il vescovo di Bururi consacrò una chiesa alla loro memoria .
Da quel giorno il santuario è luogo di pellegrinaggio in cui i burundesi vengono a pregare per la riconciliazione, per la pace, la conversione e la speranza universali. "
So che i miei amici sono tutti in Cielo e che la loro morte è servita a riportare la gente del mio paese alla ragione. La gente era impazzita c'erano padri che uccidevano i figli, le mogli, i vicini...
Ora sono prete e lo sono anche per loro e continuo a dare la mia testimonianza di Fratellanza (Umuvakano nella mia lingua) soprattutto ai giovani perchè l'amore che abbiamo vissuto possa trasfondersi nela vita di tanti."
Guarda il video sul seminario
Guarda Il Video con Testimonianza di p. Pasteur e p. Ildephonso
I 40 seminaristi martiri:
- Jean-Thierry Arakaza
- Bernard Bahifise
- Gilbert Barinakandi
- Alain-Basile Bayishemeze
- Sébastien Bitangwaniman
- Remy Dusabumukama
- Robert Dushimirimana
- Eloi Gahungu
- Léonidas Gatabazi
- Willermin Habarugira
- Désiré Ndagijimana
- Audace Ndayiragije
- Pie Ndayitwayeko
- Pascal Hakizimana
- Joseph Harerimana
- Jean-Marie Kanani
- Pacifique Kanezere
- Adronis Manirakiza
- Jules Matore
- Longin Mbazumutima
- Joseph Muhenegeri
- Jimmy-Prudence Murerwa
- Emery Ndayumvaneza
- Alexis Ndikumana
- Boniface Nduwayo
- Désiré Nduwimana
- Phocas Nibaruta
- Prosper Nimubona
- Diomède Ninganza
- Patrick Nininahazwe
- Egide Niyongabo
- Prosper Niyongabo
- Protais Niyonkuru
- Pasteur Niyungeko
- Alphonse Ntakiyica
- Pierre-Claver Ntungwanayo
- Gédéon Ntunzwenimana
- Lénine Nzisabira
- Oscar Nzisabira
- Gabriel Sebahene
